Stelle di Romania

Stelle di Romania

Questo articolo è nato in occasione delle vacanze da noi trascorse a Targoviste, in Romania, presso la Fondazione Padri Somaschi.

E’ un piccolo ricordo dedicato a tutte le persone coinvolte nell’attività della Fondazione; prima di tutto ai Padri: Livio, Lorenzo e Albano; poi ai ragazzi che ne sono ospiti, agli educatori che vi lavorano, e infine alle tante persone che in Romania o in Italia collaborano e ne sostengono l’opera.

Con l’augurio che il nostro incontro diventi la base su cui costruire un ponte di amicizia e di solidarietà.

Ermanna e Mario

INCONTRI DI VIAGGIO

Il Desiderio …

…di andare in Romania nasce nel 2003 da un invito di Padre Livio Valenti durante la presentazione, a Vercurago, dell’opera somasca di Targoviste. La sua predilezione per la terra romena mi entusiasma.… poi però trascorrono ben sette anni!! Ma la speranza di incontrare i ragazzi di Romania non scorre via.

Si realizza grazie al secondo viaggio di un amico: Mario, vercuraghese come me, durante le ferie di agosto. Partiamo sul volo Blue Air delle 9,15, è il 14 agosto 2010.

 

L’accoglienza·Alle 12,15 atterriamo nel piccolo aeroporto di Baneas a – Bucarest, dove ci aspettano per fare gli onori di casa e di “patria” quattro ragazzi: Codrut, Ga-bi, Sorin e Costel, accompagnati da Padre Lorenzo, assolutamente il capitano della squadra. Dopo i primi saluti i bagagli sono ormai nelle loro mani, mentre del nostro appetito si preoccupa il padre che ci porta al Mac Donald romeno del centro commerciale più grande di Bucarest, vicinissimo all’aeroporto. Visitiamo insieme i negozi e poi, salendo sul furgone con tutti i finestrini abbassati- per far circolare l’aria, in uno dei pomeriggi più caldi dell’estate, partiamo per Targoviste. “Missione Compiuta”: gli ospiti sono stati rintracciati. Targoviste è a 80 chilometri.

 

 

La strada … che porta da Bucarest a Targoviste è a tratti dissestata per lavori in corso, a tratti sconnessa con buche e solchi che obbligano gli autisti a fare lo slalom tra gli ostacoli per evitare danni ai mezzi. A destra e a sinistra distese di campi fino ai primi villaggi.

Le case basse, disposte ai lati della strada, cinte da una staccionata, sono ornate da piccoli giardini o da alberi da frutta. Davanti ai cancelli, appoggiati su cassette o tavolini, fanno bella mostra di sé i frutti degli orti e dei campi: melanzane gigantesche, patate, cipolle, pomodori rubicondi, mele e angurie. I loro colori spiccano lungo la strada polverosa e rallegrano il nostro passaggio.

 

Siamo a casa … e di nuovo i ragazzi fanno a gara per portare i nostri bagagli ai piani delle camere che ci sono state assegnate… mentre il Capitano annuncia che alle 19,30 sarà pronta la cena per i ragazzi e per gli ospiti. Non mancheremo!!!

 

Siamo ospiti graditi … e come tali condividiamo le giornate dei ragazzi, accompagnati dai loro educatori: Ileana e Costantin.

Ileana, la mattina con i compiti e Costantin nel tardo pomeriggio, fino a sera, con le uscite in bici e… la piscina. (W l’estate!!). Ci sentiamo avvinti da questi ragazzi che sostengono e condividono il desiderio di entrare in comunicazione con noi. Sono loro gli artefici di questo incontro: conoscono molto bene l’italiano, e il loro affetto spontaneo ci avvolge e ci conquista.

Noi, ospiti nuovi e incerti, e coscienti del poco tempo a nostra disposizione, vogliamo proporci in due attività per realizzare qualcosa che porti il nome del nostro incontro e della nostra amicizia.

 

Saremo amici … e da questo desiderio vogliamo partire insieme:

Mario, Ermanna, Codruz, Gabi, Sorin, Costel, Madalin, Octavian, Catalin, Robert, Costantin, Ileana, Ovidiu, P. Lorenzo, P. Livio.

 

 

Ferragosto … è il giorno successivo al nostro arrivo, e lo trascorriamo con alcuni dei ragazzi. Con loro infatti partecipiamo alla festa dell’Assunzione di Maria, nella vicina parrocchia ortodossa che loro frequentano. Con vero piacere e curiosità ci lasciamo guidare sino alla chiesa e assistiamo al rito della santa messa. Tra l’andirivieni dei fedeli, soprattutto donne, il celebrante canta con voce ferma e armoniosa le invocazioni e le letture. Riusciamo a riconoscere e seguire con loro il Gloria, il Padre nostro, l’Ave Maria. Le donne, anziane o giovani, entrano con i nipoti o i figli e si leggono nei loro sguardi semplicità e bellezza, fede e preghiera.

Finita la celebrazione siamo invitati alla festa!!! I volontari della parrocchia hanno organizzato il pranzo. Restiamo volentieri ed assaggiamo alcun cibi tipici romeni e dei dolci favolosi, preparati in casa. E’ bello stare a tavola, in una festa romena e sentirsi avvolti da cortesia e cordialità. Ringraziamo e ci avviamo verso casa.
Ci attende un pomeriggio caldo … ma la festa si trasforma in … laboratorio.

Conquistati … dalla loro simpatia, non vogliamo perdere l’occasione di entrare in sintonia con loro attraverso un qualcosa da realizzare insieme: nel fare, nel progettare si confrontano le idee, la creatività, la volontà. Noi adulti incontriamo i ragazzi, mentre i ragazzi si avvicinano e si crea così quel movimento che ha il suono delle nostre voci, dei nostri gesti, e l’intensità dei nostri sguardi che si incontrano per creare un’unità: quell’armonia che sa di vicinanza, di vera familiarità, in cui ognuno dà il meglio di sé.

QUESTO È IL REGALO PIU’ BELLO DEL 15 AGOSTO 2010.

 

 

Proponiamo di creare magliette personalizzate. Ognuno sceglie il personaggio che trasferirà sulla maglietta, con foglio lucido, e che poi colorerà. Subito i ragazzi si dimostrano entusiasti e volentieri chiedono consigli a noi che con sorpresa apprezziamo il loro impegno. Gettonatissimi i personaggi del film “Avatar”, che i ragazzi avevano già visto, i super eroi (l’uomo ragno), gli animali della DISNEY , i draghi, i Simpson.

Ognuno realizza la sua maglietta e con Ileana vogliamo che ce ne sia una anche per i ragazzi che non sono ancora rientrati dalle ferie. Sorin ne vuole una 3XL per P. Lorenzo, mentre quella con il re leone è assegnata a P. Livio. Tutti in T-shirt!! Bellissime!

LA ROMANIA: IL SUO POETA E… LA POESIA DEI RAGAZZI…

Durante i preparativi della partenza ci chiedevamo come conoscere qualcosa della cultura romena, così sconosciuta a noi italiani e ridotta talvolta alle notizie di cronaca in cui quasi sempre vengono riportati fatti negativi che allontanano il nostro sguardo dal vedere più in là, oltre il fumo della povertà e del disagio sociale, i valori di un popolo.

Volevamo conoscere qualcosa che oltre alla cronaca storica, ai giudizi e alle statistiche ci portasse al CUORE di questo popolo per conoscerlo, per ascoltare e condividere.

Volevamo imparare qualcosa del “sentire” del “sentimento “romeno con l’aiuto di un’interprete d’eccezione, conosciuto su internet come il poeta immortale: Mihai Eminescu.

Con lui, poeta, attore, uomo di cultura, diplomatico, possiamo intravedere l’espressività culturale di un popolo che, nonostante le travagliate vicende politiche e sociali ripone ancora in Eminescu l’anima e il pensiero di una cultura ricca di tradizioni e di valori.

 

Mihai Eminescu (Mihail Eminovici) è riconosciuto come il poeta nazionale rumeno. Nacque a Botosani, il 15 gennaio 1850 come settimo figlio di Gheorghe Eminovici e Raluca Iurascu.

Nel 1858 Mihai frequenta i primi due anni della scuola elementare ad Ipotesti, poi si iscrive alla National Hauptschule in Cernauti. Nel 1859 finisce la quarta elementare come il quinto miglior allievo tra 82 allievi. A sedici anni studia e lavora come bibliotecario, nella casa del professor Aron Pumnul, a cui dedicherà la sua prima poesia alla memoria di quest’ultimo. Nello stesso anno la sua poesia De-aş avea venne pubblicata nella rivista letteraria Familia, di Iosif Vulcan. Questo episodio diede il via ad una serie di poesie pubblicate. Fu inoltre Iosif Vulcan, che non amava il suffisso slavo “-ici” del giovane poeta, a scegliergli il più appropriato nome d’arte romeno di Mihai Eminescu.

In seguito debutterà come attore e suggeritore al Teatro nazionale di Bucarest. Nel 1868, diciottenne gira per la Transilvania con la troupe teatrale di Matei Pascaly. Inizierà a lavorare al romanzo “Genio deserto” (Geniu pustiu).

Il 1 aprile 1869 fu co-fondatore del circolo letterario “Orient”, i cui interessi comprendevano la raccolta di fiabe, poesie popolari, e documenti relativi alla storia letteraria della Romania. Il 29 giugno, diversi membri di “Orient” vennero incaricati di recarsi in diverse province. Eminescu venne assegnato alla Moldavia.

Sempre nell’estate del 1869, Eminescu lasciò la compagnia di Pascaly e si recò in viaggio a Cernăuţi e Iaşi. Qui riprese i contatti con la sua famiglia e il padre gli promise una diaria che gli permettesse di proseguire gli studi a Vienna in autunno.

L’autunno si trasferisce all’Università di Vienna dove si iscrive come studente di filosofia, diventando membro della società studentesca „Romania”. A Bucarest poi, incontra I.L. Caragiale e sempre qui conosce anche Ioan Slavici.

Divenne in questo periodo un contributore di Convorbiri literare (Conversazioni Letterarie), edito dalla Junimea (dal romeno june – “giovane”). I capi di questa organizzazione culturale, Petre P. Carp, Vasile Pogor, Theodor Rosetti, Iacob Negruzzi e Titu Maiorescu, esercitarono la loro influenza politica e culturale su Eminescu per il resto della sua vita.

Nel 1870, il 15 aprile pubblica la sua prima poesia, „Venere e Madonna”, in „Convorbiri literare”. A novembre compare in quella stessa rivista „Fat frumos din lacrima”, una delle più belle e conosciute fiabe rumene.

L’anno seguente continua gli studi a Vienna e segue i corsi di filosofia, diritto, economia politica e filologia romanica. Nel 1873 continua a seguire i corsi di filosofia, storia ed economia politica all’Università di Berlino.

Alla fine del 1874 torna a Iasi e, il primo dicembre, Maiorescu lo nomina direttore della Biblioteca Universitaria Centrale.

Dal 1874 al 1877 lavorò come direttore della Biblioteca Centrale di Iaşi, come supplente, ispettore scolastico per le contee di Iaşi e Vaslui, e redattore del quotidiano Curierul de Iaşi (Il Corriere di Ia-şi). Continuò a pubblicare sul Convorbiri literare. Divenne buon amico di Ion Creangă, che convinse a diventare scrittore e introdusse nella società letteraria Junimea. Attraverso Miron Pompiliu, il se-gretario dell’università, conosce Veronica Micle, moglie di Stefan Micle, il rettore dell’università. Veronica sarebbe diventata la sua più grande ammiratrice ed ispiratrice.

Nel 1877 si trasferì a Bucarest, dove fino al 1883 fu primo redattore, e quindi (1880) redattore capo del quotidiano Timpul (Il tempo). Durante questo periodo scrisse la maggior parte delle sue poesie Scrisorile, Luceafărul ecc. Comunque, il troppo lavoro di questo periodo fu un male per la sua salute.

Nel giugno 1883, il poeta si ammalò gravemente, e venne internato nell’ospedale del Dott. Şuţu e successivamente nel sanatorio di Ober-Dobling vicino a Vienna. Nel dicembre 1883, apparve il suo volume Poezii, con una raccolta delle sue poesie ed una prefazione di Titu Maiorescu.

Nel 1884, con la visita di Maiorescu e leggermente rinsanito, torna in Romania attraverso l’Italia (passando per Venezia e Firenze). Nel 1885 trascorre l’estate a Liman, vicino Odessa. In autunno riceve l’incarico di sottobibliotecario alla Biblioteca Universitaria di Iasi. Appare nello stesso periodo la seconda edizione di poesie.

Nel 1886 va a Bucarest, l’estate alle terme Repedea e a novembre viene di nuovo ricoverato all’ospizio presso la chiesa Neamt. L’anno seguente lascia l’ospizio e va a Botosani, nel paesino natale, presso sua sorella Harieta. Il paesino gli da un aiuto da 120 lei mensilmente.

Nel 1888 Veronica Micle gli fa visita e lo prende con lei a Bucarest e lo stesso anno viene pubblicata la terza edizione di poesie.

Nel febbraio del 1889 ha una ricaduta e viene ricoverato nuovamente al sanatorio del dottor Sutu. Morirà il 15 giugno, alle 3 del mattino a causa di una sincope. Verrà seppellito sabato, 17 giugno, al cimitero Belu, a Bucarest.

Il senso storico del pensatore politico rispondeva ad un impareggiabile senso delle origini e, nella cultura, ad un pio apprezzamento del folclore, la limpida e vasta civiltà del millenario spirito espressivo romeno, in cui si è affondato Eminescu, l’artista assetato d’autenticità. Il poeta ha dato pure alla lingua romena la sua piena unità in una geniale sintesi lessicale, morfologica e sintattica.

Con Eminescu si è avuto il tentativo unico di esprimere interamente attraverso un genio creativo, il genio del popolo romeno in un’opera incondizionata, di vaste proporzioni, che doveva, nel suo intento, rappresentare un modesto anello di congiunzione tra precursori e presente. Quello che gli è riuscito di compiere, superò sia il suo progetto che la nostra comprensione. Con il supremo sacrificio di sé stesso in nome agli ideali, alle aspirazioni e tradizioni dei romeni, egli si è proiettato sull’orbita dei valori nazionali e universali, diventando la stella polare a cui si conduce oggi, a cent’anni dalla morte e si condurrà quanto la sua lingua ci sarà al mondo, la cultura e la creazione del suo popolo.

 

Con lui i ragazzi hanno comunicato a noi il linguaggio e l’arte della loro anima: alcuni con la rappresentazione grafica, altri scrivendo poesie. Noi abbiamo ascoltato, accolto e gustato tutto questo e siamo entrati in un altro mondo in cui la passione e la natura si fondono e confondono. La malinconia dell’amore è un sentimento forte e vivo che fa sperare e lottare sempre, nonostante tutto.

Nelle prossime pagine potremo gustare alcune poesie di Eminescu ed i disegni dei ragazzi ad esse ispirati, e per finire due poesie scritte da loro.

POVESTEA CODRULUI

Împărat slăvit e codrul,
Neamuri mii îi cresc sub poale,
Toate înflorind din mila
Codrului, Măriei-Sale.

Lună, Soare şi Luceferi
El le poartă-n a lui herb,
Împrejuru-i are dame
Şi curteni din neamul Cerb.

Crainici, iepurii cei repezi
Purtători îi sunt de veşti,
Filomele-i ţin orchestrul
Şi isvoare spun poveşti.

Peste flori, ce cresc în umbră,
Lângă ape pe potici,
Vezi bejănii de albine,
Armii grele de furnici…

Hai şi noi la craiul, dragă,
Şi să fim din nou copii,
Ca norocul şi iubirea
Să ne pară jucării.

Mi-a părea cum că natura
Toată mintea ei şi-a pus,
Decât orişice păpuşă
Să te facă mai presus;

Amândoi vom merge-n lume
Rătăciţi şi singurei,
Ne-om culca lângă isvorul
Ce răsare sub un tei;

Adormi-vom, troieni-va
Teiul floarea-i peste noi,
Şi prin somn auzi-vom bucium
De la stânele de oi.

Mai aproape, mai aproape
Noi ne-om strânge piept la piept…
O, auzi cum cheam-acuma
Craiul sfatu-i înţelept!

Peste albele izvoare
Luna bate printre ramuri,
Împrejuru-ne s-adună
Ale Curţii mândre neamuri

Caii mării, albi ca spuma,
Bouri nalţi cu steme-n frunte,
Cerbi cu coarne rămuroase,
Ciute sprintene de munte –

Şi pe teiul nostru-ntreabă
Cine suntem, stau la sfaturi,
Iară gazda noastră zice,
Dându-şi ramurile-n laturi

– “O, priviţi-i cum visează
Visul codrului de fagi!
Amândoi ca-ntr-o poveste
Ei îşi sunt aşa de dragi!”

LA FIABA DEL BOSCO

Re magnifico il bosco,
Tanta prole al suo piede
Rifiorisce tutta grazie
Alla maestà, il Bosco.

Luna, sole, nonché stelle
Egli porta nella sua corona,
Cavalieri ha attorno e dame
Nati dalla stirpe dei cervi.

Le lepri son gli araldi,
Che veloci portan nuove,
Fan d’orchestra gli usignoli,
Favoleggiano le fonti.

Là, nell’ombra, sopra i fiori,
Sui sentieri presso l’acque,
Passano a sciami le api,
Ein fitte truppe le formiche…

Cara, andiam dal Re,
Per ridiventar bambini,
Chè la sorte e l’amore
A noi paian dei balocchi.

Mi parrà che la natura
Abbia messo la sua mente
Per foggiarti al di sopra
D’ogni fata seducente;

Noi andremo per il mondo,
Pellegrini e solinghi,
Ci sdraieremo alla fonte
Che zampilla sott’un tiglio.

Fiori fioccheran dal tiglio
Su di noi, ci assopiremo
E nel sonno sentiremo
Il corno degli ovili.

Più vicino, più vicino
Più forte ci abbracceremo…
Senti il re adesso chiama
I suoi saggi a consiglio!

Sopra le bianche sorgenti
Splende la luna tra i rami
Tutto intorno si radunan
Gli alti ranghi della Corte

Del mar i cavalli, bianchi di spuma,
Grandi buoi con stemmi in fronte,
Cervi a corna diramate
Cerve agili di monte

Chiedono al nostro tiglio
Chi siamo, si consigliano,
Mentre il nostro anfitrione
Dice, le fronde scostando:

Oh, guardateli che sognan
Del faggeto alto il sogno!
Tutti e due d’una fiaba,
Tanto cari l’uno all’altro!

Mihai Eminescu

 

Împărat slăvit e codrul
Neamuri mii îi cresc sub poale,
Toate înflorind din mila
Codrului, Măriei-Sale.

Gabriel

LA STEAUA

La steaua care a răsărit
E-o cale atît de lungă,
Că mii de ani i-au trebuit
Luminii să ne-ajungă.

Poate de mult s-a stins în drum
În depârtâri albastre,
Iar raza ei abia acum
Luce vederii noastre.

Icoana stelei ce–a murit
Încet pe cer se suie;
Era pe cînd nu s–a zărit,
Azi o vedem, şi nu e.

Tot astfel cînd al nostru dor
Pieri în noapte–adîncă,
Lumina stinsului amor
Ne urmăreste încă.

ALLA STELLA

Fino alla stella che spuntò
C’è una strada così lunga,
Che mille anni occorsero
Alla luce per raggiungerci.

Forse si spense da millenni
In lontananze azzurre,
Ma appena ora il suo raggio
Brillò ai nostri occhi.

L’immagine della stella che si è spenta
Si alza lenta verso il cielo;
Non si scorgeva quando c’era,
Oggi la vediamo e non c’è.

Così quando il nostro desiderio
Svanisce nel fondo della notte,
Il lume dello spento amore
Ci insegue ancora.

Mihai Eminescu

 

Tot astfel cînd al nostru dor
Pieri în noapte–adîncă,
Lumina stinsului amor
Ne urmăreste încă.

Codruţ

LACUL

Lacul codrilor albastru
Nuferi galbeni îl încarcă;
Tresărind în cercuri albe
El cutremură o barcă.

Şi eu trec de–a lung de maluri,
Parc–ascult şi parc–aştept
Ea din trestii să răsară
Şi să–mi cadă lin pe piept;

Să sarim în luntrea mică,
Îngânaţi de glas de ape,
Şi să scap dîn mâna cârmâ,
Şi lopeţile să–mi scape;

Să plutim cuprinşi de farmec
Sub lumina blândei lune–
Vântu–n trestii lin foşnească,
Undoioasa apă sune!

Dar nu vine… Singuratic
În zadar suspin şi sufăr
Lângă lacul cel albastru
Încărcat cu flori de nufăr

IL LAGO

L’azzurro lago dei boschi
Di gialle ninfee si ricopre;
Sussultando in bianchi cerchi
Esso scuote una barca.

Ed io passo lungo gli orli,
Quasi sento, quasi attendo
Che lei spunti tra le canne
E mi cada lieve al petto;

Saltiam nella barchetta,
Della voce d’acque ebbri,
E mi scivoli dalla mano il timone,
E mi sfuggano i remi;

Navighiamo affascinati
Sotto la luce della dolce luna–
Fra le canne il vento frusci,
L’ondeggiante acqua suoni!

Ma non viene … Solitario
Soffro indarno e rimpiango
Presso il sempreazzurro lago
Di ninfee fitto.

Mihai Eminescu

 

Lacul codrilor albastru
Nuferi galbeni îl încarcă;
Tresărind în cercuri albe
El cutremură o barcă.

Sorin

VIAŢA MIA FU ZIUĂ

Viaţa mea fu ziuă şi ceru–mi un senin,
Speranţa, steaua de–aur mie–mi lucea în sîn
Pînă ce–ntr–al meu suflet deodat–ai apărut ––

O, îngere căzut!

Şi două stele negre luciră–n negru foc
Pe cerul vieţei mele; –– iar geniul–noroc
Mă lasă–n lume singur, dispare în a-bis

De nour şi de vis.

O rază din privire–ţi viaţa mi–a–nnegrit,
Din sînul meu speranţa divină a fu-git;
Norocul şi –a stins steaua… De m–ai iub măcar ––

O, înger de amar!

Dar nu!.. Din lumea–mi neagră tu zbori în calea ta;
Sub pasul tău pe–arenă de aur vei călca
Cînd eu pierdut în noapte–mi nimic nu mai sperez,

Ci vecinic te visez.

LA VITA MIA FU LUCE

La vita mia fu luce e il cielo mi fu azzurro,
La speranza, stella d’oro, mi riluceva nel petto,
Sino a che all’anima mia d’un tratto appari-sti,

O angelo caduto!

E due stelle nere luccicarono in nero fuoco
Nel cielo della mia vita . –– Un’altra volta il genio della fortuna
mi lascia solo nel mondo, dispare in abis-so

Di nube e di sogno.

Uno strizzar del tuo sguardo mi ha rabbuia-to la vita,
Dal mio seno la divina speranza è fuggi-ta ;
La fortuna ha spento la tua stella … Tu mi amassi, almeno,

O angelo di amarezza!

Ma no!… Dal mio buio mondo tu voli nel tuo cammino;
Sotto il tuo passo arena d’oro calche-rai
Mentre io, perduto nella notte, non spero più nulla,

E in eterno ti sogno

Mihai Eminescu

 

Si doua stele negre lucira-n negru foc….

Octavian

INIME POEŢILOR

AŞ VREA

Aş vrea în umbra nopţii
Să pot zbura la cer,
Aş vrea să – ţi aud vocea
Şi inima cum bate.
Aş vrea să te privesc
Să –ţi spun cât te iubesc
Aş vrea să-ţi dăruiesc
Un gram de fericire,
Aş vrea să te ating
Aş da orice din lume,
Să pot să te sărut.

Aş vrea să-ţi fur un zâmbet
Aş vrea atât de mult,
Să te ştiu lângă mine,
Să-ţi spun că te iubesc
Şi mult te preţuiesc
O stea să- ţi dăruiesc,
Iar noaptea instelată
Tu să fi lângă mine.
Iar eu să- îţi şoptesc,
Ce mult te mai iubesc.

VORREI

Vorrei, nell’ombra della notte
Poter volar sino in cielo,
Vorrei sentire la tua voce
E come batte il cuore.
Vorrei guardarti
E dirti che ti amo
Vorrei regalarti
Un grammo di felicità
Vorrei toccarti
Darei qualsiasi cosa della terra
Per poterti baciare.

Vorrei rubarti un sorriso
E vorrei così tanto
Saperti vicino a me
Dirti che ti amo
E ti apprezzo tanto,
Regalarti una stella
E nella notte stellata
Averti vicino
E sussurrarti
Quanto ti amo.

Josif Narcis Cătălin

CUORI DA POETA

MELANCONIA IUBIRI

De ce plângi când, fermecată
Inima-ni spre tine?
Cu dor de moarte eu
Mă-ndepartez, şi cine
Să te înlocuiască?
Ju ni-ai alinat sufletul atâtea zi-le
Şi acum de ce să plec?
Esti lumina vieţi mele
Un univers infinit
O! Cât m-ai uimit…

MALINCONIA DELL’AMORE

Perché piangi quando, affascinato
È il mio cuore verso di te?
Con desiderio di morte io
Mi allontano, chi
Potrà sostituirti?
Tu mi hai pacificato l’anima così tanti giorni
E adesso perché andarmene?
Sei la luce della mia vita
Un universo senza fine
Oh! Quanto mi hai turbato…

Gabriel Radu

ALLE PORTE DI TRANSILVANIA…

 

P. Lorenzo era stato chiaro: “Domani si va in gita: P. Livio ci accompagna lungo il confine dei Carpazi più vicino a Targoviste. E… ci porterà in una riserva a vedere gli orsi”. Bellissimo!!!

L’Idea di sfuggire dalla calura della nostra cittadina era buona, e ancor di più interessante era “dare un’occhiata “all’ambiente naturale. Si parte con due mezzi: il furgone e il fiat doblò con P.Livio.

Vengono con noi anche tre amici di Como che sono arrivati da qualche giorno: Pier, Angela e Federico; fanno parte di “Primavera Rumena”, una associazione che supporta l’opera somasca in Romania.

 

 

Lasciata Targoviste alle spalle di buona mattina, iniziamo a risalire lungo il corso del fiume Dâmboviţa che a tratti serpeggia lungo piccoli villaggi, a tratti si adagia lungo i campi o costeggia macchie di boschi. Subito la macchina fotografica passa di mano in mano. Codruţ che sta davanti è il privilegiato dello scatto, ma anche Sorin e Gabi se la passano e anch’io la reclamo subito alla vista di qualche scorcio che m’ispira. Naturalmente sono foto della serie ”cogli l’attimo e scatta”, anche perché gli autisti non si fermano, anzi … corrono!

 

 

Mentre saliamo il paesaggio ci mostra le coltivazioni più o meno estese di alberi da frutto (meli, viti, pruni), mentre tra un tornante e l’altro si avvicendano i versanti delle prime montagne rivestite di boschi o disegnate a pascoli. Il panorama è bucolico, e i contadini che fanno uno spuntino sul prato ci regalano una scena di vita quasi d’altri tempi ma che lascia il calore di una vita essenziale, ricca di passione per la propria terra.

 

Ogni tanto superiamo i carri degli agricoltori che trasportano i familiari da un luogo all’altro; non mancano località turistiche attrezzate con impianti di risalita, e abitazioni di vacanza.

 

 

E finalmente arriviamo alla prima tappa della nostra gita: il castello di Bran: una foto, un giro nel mercatino tra colbacchi di pelliccia e souvenir di ogni genere. Poi si riparte.

 

La prossima tappa è la riserva… ma arrivati al cancello un cartello informa che è chiusa e prega i turisti di non insistere presso la portineria: oggi niente orsi. Tra la delusione generale giriamo i mezzi, e considerato l’orario si cerca un posto per il pic-nic. Mentre un gruppo di ragazzini, spuntati da non so dove si tuffa nel torrente noi proseguiamo per Rasnov.

 

 

 

Saliamo alla fortezza lungo una strada che taglia in un bosco… e ai lati lungo le pendici del sentiero vediamo… dei giovani… orsi… cioè… scalatori che tentano un’arrampicata libera. Prima uno, poi l’altro provano e riprovano. Bravi!!

 

 

 

L’allegra compagnia arriva alle porte della fortezza, e da lassù si gode il panorama dell’alto-piano con i rilievi della Transilvania all’orizzonte.

Entrati nella cittadella anche i ragazzi si immaginano fieri soldati che non esitano ad impugnare spade e tantomeno caricare cannoni. Ecco gli eroi che difendono la loro fortezza!!!

 

 

 

La cittadella è solo un piccolo avamposto che sul confine della Transilvania: ”terra attraversata dai boschi”, già lascia intuire la possibilità di altre fortificazioni presenti su un territorio ricco di storia e di popoli che su questa terra, cuore della Romania, si sono incontrati e scontrati, hanno dominato o subito.

Per noi piccolo gruppo di amici italiani e romeni, è un luogo in cui vorremmo fermare il tempo per poter condividere a lungo il nostro incontro, la nostra reciproca conoscenza che ci arricchisce e rende la nostre giornate serene, ricche di vitalità e di voglia di stare insieme. Con quale scopo? Quello di godere di questo nostro essere diversi e insieme così vicini, protesi verso il cielo da questa fortezza che ci avvolge e ci protegge. Come l’affetto, come l’amore.

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