Una nube provvidenziale per la solidarietà

Una nube provvidenziale per la solidarietà

Una nube provvidenziale per la solidarietà

L’eruzione del vulcano islandese ha creato una nube provvidenziale per i volontari di Primavere del Mondo Onlus

Articolo pubblicato sul quotidiano La Provincia in data 27 aprile 2010 – Una nube provvidenziale

Bloccati per giorni dalla nube in Romania, gli ex alunni imbracciano la zappa per aiutare padre Lorenzo

Sono passati dalla giacca e cravatta alla maglietta e pantaloni da zappatori e tutto per responsabilità della nube del vulcano islandese che ha coperto l’Europa. Doveva essere una visita lampo di un gruppo di nove ex alunni del Collegio Gallio alla Fondazione Casa Miani a Targoviste, Romania, 80 chilometri a Nord Est di Bucarest, un incontro con Padre Lorenzo, già padre spirituale a Como e i ragazzi della Missione Somasca, 12 ragazzi tra i 10 e i 20 anni, orfani o senza famiglia.

«Si è trasformata in un’esperienza umana indimenticabile: forse alla nube dovremmo dire grazie», racconta Federico Faverio, vicepresidente dell’Associazione Ex Alunni, appena rimesso in sesto, con il presidente Massimiliano Ronchetti e i suoi compagni, giovani comaschi.
Si sarebbero dovuti fermare due giorni, si sono fermati una settimana, poco o niente di personale nella valigia stipata con doni per i ragazzi di Padre Lorenzo e dei suoi confratelli. Sono stati ricevuti dall’ambasciatore italiano a Bucarest, Mario Cospito e per questo erano in giacca e cravatta, abbigliamento che sarebbe stato più che sufficiente.

Da Bucarest, due ore di viaggio per superare gli 80 chilometri di distanza con Targoviste, tutte strade di campagna, Casa Miani molto bella e intorno, afferma Federico «un’ora solare avanti rispetto all’Italia e cent’anni indietro». Domenica 18, stop ai voli. Come tornare? No a 3.600 euro per auto a noleggio, una per nove non sarebbe bastata, no a una o più vecchia Dacia per 50 euro, chissà come avrebbe viaggiato, no al trasporto con qualche camionista per 2.200 chilometri. Sono rimasti in Romania e poiché Padre Lorenzo non è un tipo da complimenti, li ha messo sotto tutti a lavorare, per non farli sentire ospiti ancorché forzati.

«Abbiamo insegnato alle famiglie a dissodare terreni incolti e a trasformarli in orto, piantando dieci tipi di verdure, pomodori, cipolle, patate e così via. Una famiglia, per esempio, avrà un orto da 120 mq»: dice Faverio che ha compiuto ben altri studi e, forse, non avrebbe mai pensato di dedicarsi al settore orticolo, con i compagni.

Una settimana impensabile, con i ragazzi, in ospedale, a scuola, aree in degrado, baracche, povertà estrema, ma tanta cordialità da parte della gente. «L’imprevisto, una fortuna», sottolinea Faverio che descrive, prima di tutto, la dedizione dei Padri Somaschi, amati a Como e amati ovunque vadano, perché portano il messaggio cristiano e di promozione umana. Una vacanza un po’ anomala, insomma, che dimostra come la crisi possa diventare un’opportunità, se ce n’è uno travolgente come Padre Lorenzo, educatore e lavoratore che trasmette il bene.

«Siamo tornati in aereo, quando i cieli sono stati riaperti. Ci attendevano le famiglie e la professione – conclude Faverio – Già ci manca tanto una cosa: il sorriso dei bambini, dei ragazzi e della gente. Un sorriso perenne». Gli ex alunni hanno pure scavato il campo di calcio per metterci le porte.

Maria Castelli

Pagina 18 de La Provincia del 27 aprile 2010

 

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